SAN MAURO PASCOLI - Gino Stacchini, terribile ala sinistra della Juventus per dodici stagioni (dal 1954 al 1967) e della nazionale, ha donato ad Alessandro del Piero il suo libro di poesie fresco di stampa, “Lo scatto dell’ala” (Edizioni Damiano). La consegna è avvenuta domenica scorsa presso l’Hotel Casali di Cesena, sede del ritiro della Juventus. Presente anche il sindaco di San Mauro, Gianfranco Miro Gori che ha scritto la prefazione del libro.

 

Si è trattato di un incontro tra due campioni che hanno scritto la storia del calcio – sommando i loro trofei hanno vinto ben 9 scudetti - le cui vite si sono incrociate a Padova quando Stacchini, insieme a Sandreani, ha allenato il giovanissimo Del Piero. Legame che tra i due non si è mai spezzato e nei giorni scorsi a Cesena si è nuovamente incrociato. Motivo: il libro di poesie Stacchini, da tempo dedito ai versi dialettali, parole che ha deciso di raccogliere nel volume “Lo scatto dell’ala”.

 

Accompagnato da una serie di foto, il libro mette in versi giocatori juventini che hanno accompagnato la carriera calcistica di Stacchini: Omar Sivori, John Charles, Giampiero Boniperti, Bruno Mora, Luis Del Sol e tanti altri. A tutti loro è dedicata una poesia, rigorosamente in dialetto romagnolo. In occasione della consegna di domenica scorsa Stacchini ha anche realizzato una poesia dialettale in rigorosa rima dedicata proprio a Del Piero.

fonte: Romagnaoggi.it

postato da Konsuelo · permalink · commenti (2)
mercoledì, 21 febbraio 2007, 12:21
Tutte le top Ten di Del Piero
libri, juventus, tutto alex, alex news, il capitano torna a ruggire
Tutte le top Ten di Del Piero
Ancora qualche curiosità sul libro di Alex già in vendita in tutte le librerie.
Il capitano della Juve si scopre scrittore e si racconta in un libro (10+) in cui attraverso le classifiche svela gusti, amori, curiosità. Tra i colleghi che avrebbe voluto al fianco Beckham batte Maradona

Alessandro Del Piero, 32 anni. Fotoagenzia

MILANO, 20 febbraio 2007 - L'idea è presa in prestito da "Alta fedeltà", romanzo dello scrittore inglese Nick Hornby, fanatico dell’Arsenal e autore anche di "Febbre a 90°", testo sacro del calcio. In "Alta fedeltà", uscito nel 1995 e storia di un ragazzo che dirige un negozio di dischi, Hornby faceva abbondante uso di rock e "sparava" di continuo classifiche a 5 posizioni (top five sui più svariati argomenti. Alessandro Del Piero elabora qualcosa del genere in 10 +, il libro che ha scritto per Mondadori. Pagine zeppe di graduatorie, a 10 posti però, perché 10 è il numero guida, chiaro.

BECKHAM SI’, MARADONA NI -10 + non è la solita autobiografia. È un testo miscelato bene, ricco di curiosità e preferenze che spiazzano. Si prenda la playlist dei dieci calciatori "con cui avrei voluto giocare". Al primo posto David Beckham, al 10° Diego Maradona. Smarrimento iniziale — lo Spice Boy dieci volte meglio del Pibe —, poi la riflessione: ha ragione l’autore, che c’avrebbe azzeccato Ale con Maradona? Nei 10, comunque, non ci sono né Baggio né Platini.

SINCERITA’ - La top ten dei valori fondamentali: primo il rispetto, poi buona lena, un pizzico di egocentrismo, esuberanza... L’amore — la scelta più nazional-popolare e ruffiana che si sarebbe potuto compiere — figura all’ultimo posto e questa preferenza collima con quella operata alla voce "coperte di Linus", nel senso delle persone o cose di cui non si può fare a meno. Qui comanda il pallone inteso come attrezzo ("Feticcio e portafortuna"), tallonato dalla casa, il vero porto-rifugio. La moglie Sonia non va oltre il bronzo, è terza. Del Piero italiano anomalo, per niente pizza e mandolino. Per trovare la mamma, totem di ogni esemplare maschio del nostro Paese, bisogna scendere fino all’ottavo gradino ("Sapere che lei è sempre lì a casa, che certe cose non cambiano mai"). E proprio la pizza è solo 4ª tra i piatti preferiti, battuta da patatine fritte, pasta in bianco e arrosto. Sfiziosa la lista degli odori: Ale gradisce la puzza di benzina (4ª posizione) e il quasi profumo "che c’è nell’aria dopo una nevicata" (7ª), ma la medaglia d’oro va all’aroma del "grasso sugli scarpini".

PUNIZIONI - Un po’ di reticenza traspare alla voce "i 10 segreti delle mie punizioni". Del Piero non svela la sua tecnica. Non ci dice con quale parte del piede calcia e come. Numero 4: "La mia esecuzione è un tiro forte, che passa sopra la barriera e poi si abbassa all’improvviso". Numero 6: "La distanza ideale è fra i 20 e i 25 metri". Numero 7: "Io guardo solo il pallone e decido come tirare". Numero 8: "La rincorsa è di 4-5 metri, non lunghissima, ma è importante, come la scioltezza del corpo". Vabbé, Ale, ma la meccanica del tuo magnifico destro a girare è un segreto di Stato?

CANZONI - Da urlo le prime tre caselle dei "10 dischi dai quali non mi separo mai". Numero 1: The Joshua Tree, U2. Numero due: (What’s the story) Morning Glory?, Oasis. Numero tre: How to Dismantle an Atomic Bomb, ancora U2. Bono, The Edge e gli altri due più gli Oasis dei fratelli Gallagher che sconvolsero il brit-pop anni Novanta. Ci piace l’idea che Del Piero festeggi un gol fischiettando Where the streets have no name (U2) o baci Sonia con Wonderwall (Oasis) nella testa.

RIVELAZIONI - Non solo classifiche, 10 + registra confidenze. Si scopre che nella terribile estate del 2006 Ale meditò di lasciare la Juve per andare all’estero, ma non al Manchester United. No: "Pensavo a una piccola squadra, in una bella città con una bella tifoseria, un bello stadio". Un Del Piero amabilmente low profile. E che nel primo capitolo ("Quel momento lì") spiega come il genio lo coglie: "C’è un momento di profonda solitudine, quando stai per fare una cosa e i tuoi avversari non sanno cosa farai, e soprattutto non lo sai ancora neanche tu: lì il calcio non è più uno sport di squadra e sei solo con la palla che sta arrivando. (...) Diventi quello che fai, sparisci nel tuo gesto. Sono momenti di grazia assoluta".
Grazie a Sebastiano Vernazza
postato da Konsuelo · permalink · commenti
lunedì, 19 febbraio 2007, 19:21
Show di Alex da Fazio a “Che tempo che fa” tra battute e stoccate
libri, eventi, juventus, tutto alex, alex news, ale e la tv, il capitano torna a ruggire, notizie sportive, by tuttosport

Show di Alex da Fazio a “Che tempo che fa” tra battute e stoccate
«Torniamo in A: è un ordine»

Del Piero punge: «Non siamo noi l’Inter della B, sono loro la Juve della A»
Su Baggio silurato nel 2002: «Io ho giocato perché lo meritavo...». Un autentico spasso quando spiega come ha imparato a tirare le punizioni. «Ci voleva il ritorno di Ronaldo»



MILANO. Dribbla i tifosi fuori dagli studi Rai manco fossero birilli crotonesi, immaginando però che siano difensori di serie A, come quelli ridicolizzati ieri l’altro da Ronaldo: probabilmente, era per fa­re le prove del ritorno con la Juventus nel football d’elite. «Riuscirci è un ordine, non una speranza» dirà poi a Fabio
Fazio, l’unico av­versario che stavolta era disposto a fronteggiare, a parte la Littiz­zetto
che gli avrebbe poi palpato il didietro («la cosa più bella di Alex? Il culo: è una forma di parmigiano, gliel’ho toccato tre volte...»). Ma braccato tra i corridoi di corso Sempione, ha dovuto inchinarsi al­meno alle telecamere della
Ds padrona di casa. Che tempo che fa? Massì che butta al bello, Alex. «Sono in gran forma, sì. Ma l’unica co­sa che ho in testa è tornare in A». In realtà ne ha parecchie altre, e non solo quelle scritte sul libro: divulgate live in prima serata sul ter­zo canale da questo 10 sempre più elevato all’ennesima potenza, an­che quando in seconda di copertina firma autografi ai tecnici della tv di Stato, che lo accerchiano mentre Sonia si accomoda in platea. Per esempio, riflette su Ronaldo. «Sono molto felice che sia tornato: pu­re al gol. Dev’essersi feeling con lui: la sua doppietta è coincisa con la mia tripletta... Ci vuole, un personaggio così. Gli do appuntamento all’anno prossimo, in un Juve-Milan vecchio stile, quelle partite ai massimi livelli che ora a noi sono vietate. Vero, la B per certi versi è divertente (a Fazio spiegherà che «è bello giocare di giorno, quando nasce il calcio per un ragazzino») ma per noi è un’anomalia: cosa strana, triste, da cancellare subito. Come le porte chiuse, perché il pal­lone è stare con la gente». Quindi, pensierini sulla ex Beneamata. «Non dite che siamo noi l’Inter della B. Sono loro, la Juve della B». Voleva dire della A, ma il senso è chiaro uguale. «Sembrano davvero la Juve degli anni passati». Campionato chiuso. «Chiuso non si dice mai. Chiaro, hanno un tale vantaggio di punti e di forza... La verità è che a quest’Inter sta andando tutto bene. E sì, vinceranno senza pro­blemi ». Nemmeno ha il retrogusto di gufata, ormai.
Ce l’ha un poco di polemica invece la risposta su
Baggio, che per il quarantennale ha adombrato oscure manovre parajuventine atte a silurarlo per il Mondiale 2002. «Non è un problema mio. Lui ha espresso il suo pensiero, basta. La cosa non mi riguarda: perché tut­to ciò che ho fatto me lo sono meritato. Se ho ancora voglia di Nazio­nale? Sì». Meno male che aveva appena inviato a Roby un messag­gio d’auguri tramite Ansa («abbiamo sempre avuto un rapporto di grande correttezza, tra noi c’è ancora rispetto e stima»). In quanto ai suoi, di quarant’anni, «massì, è stata una battuta: uno più, uno me­no... Certo se continuo a star bene così, con la passione grandiosa che mi lega al calcio, posso dare ancora tanto». Alla faccia di calciopoli, dove «s’è voluto colpire solo una, due, tre persone quando si parlava di sistema: un po’ improbabile, no?». Sì. Come le sue classifiche let­terarie, dove giammai l’1 conta più del 10.
Siparietti con Fazio. Tra aneddoti sul divano di casa usato a mo’ di barriera per imparare a battere le punizioni con tanto di radiocronaca immaginifica («segnavo e vincevo sempre, al 92’...») e coriandoli lan­ciati a Venezia «con la sensazione impagabile di non essere ricono­sciuto sotto la maschera». Tra memorie di 126 bis, blocchi della poli­zia sfrecciando nello Yucatan con Sonia, cedimenti alle patatine frit­te e ironie sul passerotto. Prima che piombasse l’ultrà Luciana per sedurlo «spalmandomi due gocce di bagna cauda». Con i piedoni ta­tuati di lui che si alternano ai piedini deliziosi di lei, cazzeggiando tra tette e mutandine. Sereno mai variabile, è il tempo con Del Piero.

www.tuttosport.com

postato da Konsuelo · permalink · commenti
venerdì, 16 febbraio 2007, 00:30
«Juve, risorgiamo subito»
libri, juventus, tutto alex, alex news, il capitano torna a ruggire, notizie sportive, by tuttosport

L’INTERVISTA Il capitano progetta il futuro suo e quello della squadra
«Juve, risorgiamo subito»

Del Piero: « Sto con Buffon, spero che costruiscano una squadra competitiva»

«Non far partire Camoranesi e Trezeguet?
Egoisticamente dico che è stato un bene: siamo più forti. Il resto è affare della società.
Deschamps non è in difficoltà, lo siamo tutti»
«Il ritorno di Lippi mi farebbe effetto, ma non so se si realizzerà e non ci ho ancora pensato. La nostalgia di chi è andato in Spagna non mi stupisce: l’Italia resta il top»

ALESSANDRO Del Piero come dobbiamo chiamar­la? Calciatore di successo, futuro dirigente, oppure scrittore?

« Siccome ho intenzione di giocare ancora per otto o no­ve anni, sicuramente calcia­tore. A fare il dirigente non ci penso e quanto allo scrit­tore, beh, giudicherà il pub­blico dei miei lettori se sono stato efficace » .

Lei adesso ne ha quasi 33, di anni, complimenti per l’ottimismo.

« Vedremo di quanto mi sba­glio. E poi ne ho appena compiuti 32 » .

Tra l’altro, il suo contratto scade nel 2008: un mes­saggio ai naviganti di cor­so Galileo Ferraris. Si aspetta una telefonata?

« Noooooo. Il rinnovo non è prioritario » .

Eppure il giorno della Be­fana, a San Siro dopo il Trofeo Berlusconi, un po’ si è infuriato. Tutti a coc­colare Buffon, a racco­mandargli di non andar­sene e di Del Piero nulla, nemmeno un accenno. Ge­losia?

« Mi spiego subito. Sotto il profilo calcistico, il mio or­goglio è ai massimi livelli. Non trovo carino che si ra­gioni attraverso stereotipi: tanto Del Piero c’è... No, at­tenzione, Del Piero - come Nedved - ha aderito al pro­getto di rilancio della Ju­ventus con grande entusia­smo, però i miei, i nostri ra­gionamenti, sono i medesi­mi di quelli degli altri. Di Buffon, di Trezeguet, di Ca­moranesi. Vogliamo una squadra che sia capace di essere subito competitiva, che abbia una prospettiva vincente. Del Piero non è scontato. Detto questo, è comprensibile che ci sia uno scrupolo particolare per Gi­gi » .

Dunque rimane fedele al­la Juventus nei secoli dei secoli...

« Rimango, sì. Io arrivo da otto anni in cui sono stato massacrato, in cui qualcuno sosteneva che non potessi disputare due partite la set­timana e che ne reggessi ap­pena una ogni quindici gior­ni. Di questi otto anni, gli ultimi due sono stati di pu­ra denigrazione, anche se al­la fine credo contino i nu­meri, cioè i gol, e le presta­zioni. Dato che non ho avu­to giustizia, se c’è l’occasione ora ricordo, sottolineo, evi­denzio...
» .
Legittimo, per carità. Aperta parentesi, il suo amico Capello è in crisi: sorpreso?

« Sì e no » .

Perché sì?

« Perché con i giocatori che ha a sua disposizione e che reputo...
discretamente forti, è davvero curioso vederlo fa­ticare » .
Perché no?

« Perché le vittorie in cam­pionato hanno nascosto al­cuni limiti, per esempio è accaduto anche a noi l’anno scorso e due anni fa di fare molta, ma molta fatica in Champions League » .

Sia sincero, ha più nostal­gia o più invidia della se­rie
A?
« Nostalgia, ovvio. Ho avuto modo di assaggiare parec­chie volte il piatto del nostro campionato e non riesco a provare invidia. Anche per­ché, onestamente, mi pare che la serie A sia più povera. E non lo sostengo io, che so­no chiaramente di parte, bensì la maggioranza degli osservatori neutrali » .

Un doloroso salto indie­tro: a distanza di sei mesi, cosa è rimasto di Calcio­poli?

« L’unica certezza è la Juven­tus
scaraventata in serie B. Stop. Sì, poi qualche pena­lizzazione, ma le squadre so­no rimaste in serie A e stan­no meglio di noi adesso » .

Nel suo libro parla esplici­tamente di calcio sporco...

« Ci sono tante situazioni che non si capisce come siano fi­nite. Anche le indagini, che non considero insabbiate, ma delle quali si sono smar­rite le tracce... Alla fine la Juventus è stato l’unico caso sul quale è stato fatto un ap­profondimento mediatico e giudiziario » .

Si può già stilare un bi­lancio di Calciopoli?

« Non lo so. Ci sono ancora delle inchieste della magi­stratura in corso, quindi di­rei di no. Personalmente, di fronte allo scandalo di que­st’estate, la mia reazione emotiva è doppia. La prima mi porta a pensare che, sì, ci sono stati dei casini, è giu­sto mettere una pietra sopra e cercare di ripartire il più in fretta possibile, che è poi la linea ufficiale della Ju­ventus. La seconda, invece, induce a una riflessione più amara: di casini ce ne sono stati pure altri e su questi non si è indagato abbastan­za. Alla fine è seccante » .

C’è qualcosa che la distur­ba?

« Il processo per abuso di far­maci, che ha coinvolto il no­stro medico e l’ex ammini­stratore delegato Giraudo. E’ dal 1998 che mi girano le scatole. Passo per drogato e per dopato. Io non accetto anche solo che si paventi il dubbio. Così mi girano, mi girano... » .

Quale effetto suscita in lei sentire che qualcuno ac­cusa l’Inter di godere dei soliti “aiutini”?

« E’ quello che è sempre ac­caduto, non è mica nulla di nuovo. Nella stagione del successo, dei trionfi, funzio­na tutto a favore. E scendo nello specifico » .

Scenda...

« Gli arbitri involontaria­mente ti danno una mano, la coesione tra società e gioca­tore è perfetta, tutti sono in forma nel momento giusto. E poi, la legge viene cambia­ta in corsa e consente di ren­dere possibile ciò che prima era impossibile, magari non controllano bene nemmeno i passaporti. Ecco, è quello che è sempre accaduto » .

Effettivamente, tutte le grandi squadre, quelle che danno origine a veri e propri cicli, finiscono per essere accusate di riceve­re aiuti...

« Giustissimo, questione di cicli. Quello del Milan dura da vent’anni, il nostro è du­rato quindici. E una squadra cinque volte finalista in una competizione europea non può essere figlia del caso. Anche perché in Europa non mi pare che avessimo gli ar­bitri dalla nostra: abbiamo perso una finale di Cham­pions per colpa di una svista arbitrale! E poi quella Ju­ventus ha costituito l’ossa­tura della Nazionale per tanti anni, compreso quello del Mondiale. Tutto figlio del caso o degli
aiutini? » .

Durante questa stagione spesso l’abbiamo osserva­ta
protestare vivacemente con gli arbitri per decisio­ni non condivisibili...

« Si vede che giocando di più

( sorride),
mi capita di avere più tempo per arrabbiarmi con loro » .

Deschamps sostiene che sia inevitabile dover fare i conti con la prevenzione dei direttori di gara dopo tutto ciò che è accaduto tra maggio e agosto.

« Credo che nei nostri con­fronti ci siano stati atteggia­menti di tutti i tipi: arbi­traggi duri oppure collabo­rativi, inflessibilità e dispo­nibilità. Anche se vale la pe­na ricordare che siamo oltre la metà del campionato e non ci hanno dato neppure un rigore. E qualche volta in area ci entriamo... » .

Torniamo a Capello e al Real Madrid. Molti illustri emigranti non disdegna­no la prospettiva di rien­trare in Italia. Perché?

« Il presupposto fondamenta­le è che casa tua è sempre casa tua. E a mio parere l’I­talia
è il paese più bello del mondo. Uno ne apprezza i lati positivi nell’istante in cui è lontano e comincia a vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto, a rimpiangere abitudini e vi­zi » .
E’ il motivo per il quale non ha mai accarezzato l’i­dea di cambiare città?

« Anche. Torino rappresenta un buon mix di cose grade­voli, si vive ottimamente, c’è rispetto, si lavora senza as­silli, si può andare al cinema e non essere presi d’assedio dalla gente. Io sono qui da quattordici anni, ho amici, affetti, consuetudini consoli­date. Torino è casa mia » .

Non tutti la pensano come lei. E a proposito, è stato producente trattenere Trezeguet e Camoranesi che non hanno mai fatto mistero di volersene an­dare?

« Dal mio punto di vista, che è molto egoistico, rispondo sì. Perché David e Mauro so­no un supporto tecnico im­portante.
Poi è innegabile che loro con la società abbia­no sviluppato considerazio­ni diverse e rispettabili. Considerazioni che, in quan­to giocatore, non mi appar­tengono » .
Deschamps è in difficoltà?

« Allargo la risposta, non la circoscrivo all’allenatore. Noi non attraversiamo un momento straordinario, fati­chiamo a spiccare il volo, il 2- 2 di Vicenza è sintomatico. Ma le asperità vanno prese per quello che valgono e per essere superate. Si va, anzi si deve andare avanti » .

L’ipotesi dell’ennesimo ri­torno di Marcello Lippi cosa le suggerisce?

« Non ci ho mai pensato se­riamente. Mi farebbe effetto rivederlo sulla panchina del­la Juventus, insomma sa­rebbe abbastanza strano » .

Strano significa che non succederà?

« Non ho detto che succederà o non succederà, non lo so. Ho detto che sarebbe strano, è diverso » .

WWW.TUTTOSPORT.COM


Del Piero, 32 anni, durante l’intervista: «Spero che ricostruiscano subito una grande squadra» (Giglio)

postato da Konsuelo · permalink · commenti
domenica, 28 gennaio 2007, 03:21
Esce l'autobiografia di Del Piero
libri, pensieri e parole, eventi, curiosita, juventus, tutto alex, alex news, il capitano torna a ruggire, notizie sportive
Esce l'autobiografia di Del Piero
Alex Del Piero World© Blog

Una passione nata 14 anni fa, impetuosa e improvvisa. Un amore che ha resistito alle avversità, ha sofferto lottato, è caduto e si è rialzato insieme al suo grande campione, colui che la maglia numero 10 la porta con la classe di un Principe, colui che porta una fascia di Capitano al braccio con grande fierezza, colui che ha toccato il cielo di Berlino con un dito e addosso solo una maglia azzurra. Un blog dedicato ad Alex Del Piero.

Questo è un blog juventino!

Addaci su MSN:
alexdelpieroworld@hotmail.it
Chi sono?
Utente: Konsuelo
Nome: Konsuelo
Una 25enne piena di sogni... Forse troppi!!

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami
Contattami!

Hai consigli da darmi riguardo il blog? Hai qualcosa da segnalarci, news, foto, articoli? Scrivimi!


Community
Foto del momento
Photobucket
Lettera ai tifosi
Ciao amici,
proprio in questi giorni, come ogni anno, ho ripercorso con la mente tutta la stagione, che si è
conclusa con la vittoria del nostro 29° scudetto, il mio 7° in maglia bianconera. Sono tantissimi
i momenti che ci legano profondamente e che ho impressi nella mente e nel cuore. Vorrei
partire dall’ultimo, da quel boato che mi ha accolto allo stadio di Bari, dove siete accorsi da
tutta Italia, l’ennesima dimostrazione dell’affetto che ho ricevuto nei miei 13 anni qui con voi.
Tredici anni, ma in realtà molti di più.
Ho provato a ripensare a quando ero bambino, alla prima volta che mi hanno regalato una
maglietta della Juventus. L’ho indossata e ho provato un’emozione che nel corso degli anni si è
trasformata in orgoglio, senso di appartenenza, quegli stessi sentimenti che sono radicati nei
tifosi veri, che si sentono parte di una grande famiglia, di una realtà caratterizzata da una
tradizione leggendaria. E’ emozionante rileggere la nostra storia, dal 1 novembre 1897, dai
ragazzi che seduti su una panchina decisero di fondare una squadra di calcio poi adottata dalla
famiglia Agnelli, che non l’ha mai abbandonata e continua, generazione dopo generazione, a
prendersene cura con grande passione. La stessa passione che accomuna tutti noi.
Ricordo ancora quando arrivai qui, nel 1993, quando incontrai per la prima volta l’Avvocato
Agnelli, una presenza costante, come fu poi quella del Dottor Umberto. Ricordo i primi gol, le
prime vittorie, il vostro affetto che è aumentato con il passare del tempo: siamo cresciuti
assieme, abbiamo gioito tanto, a volte abbiamo sofferto, ma è proprio condividere momenti
importanti di vita, belli e meno belli, che fortifica l’affetto che ci lega. Io amo questa maglia,
l’ho detto e lo ripeto, e tutto quello che rappresenta, per me, per voi... Abbiamo festeggiato il
mio record di gol e non è una statistica che mi rende così felice, ma quello che essa
rappresenta: vuol dire essere entrato nella storia della Juventus, aver scritto pagine di vita di
questa realtà della quale sognavo fin da bambino di poter far parte.
Sono orgoglioso di essere juventino, di essere una “bandiera”, come mi definite spesso, ma in
realtà io sono solo una piccola parte di una grande bandiera bianconera, che cresce col passare
degli anni e se ognuno di voi guarda con attenzione ci trova scritto anche il proprio nome...
Perché questa bandiera continui a crescere c’è bisogno di tutti noi: restiamo uniti!
Il vostro capitano
Tagboard

Support?



• Prendi il codice •


Net Parade

Sostieni il mondo di
Alex Del Piero!!
Votaci in Net Parade!



RICONOSCIMENTI











Links
Members
Feed
  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
Categorie
Commenti Recenti
Visite
*loading* visite!

online!
Antipixels

UN SEMPLICE CLICK SUI BOTTONI QUI SOTTO CI FAREBBE PIACERE!

PageRankTop.com

Sports Blogs



blog search directory

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Image Hosted by ImageShack.us

Classifica di siti - Iscrivete il vostro!

TOP 100 SOCCER SITES

Googlerank, pagerank di Google




Suonerie
Archivio
oggi
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---
Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

 
ALESSANDRO DEL PIERO
«Con Capello non sarei
rimasto: meglio l’estero
una città bella e piccola
con un piccolo stadio»
A inizio febbraio uscirà «10+», l’autobiografia di Alex Del Piero (edita da Mondadori). Dagli esordi al grave infortunio, dal trionfo dei Mondiali a Calciopoli, il filo conduttore è il numero 10. Ecco uno stralcio del sesto capitolo.

Parlo soprattutto di quei dieci giorni che hanno cambiato la mia vita. C’è stato un momento in cui ero pronto, con le valigie in mano: se rimaneva Capello, io dovevo andare via, perché non esisteva tra me e lui un rapporto tale da motivarmi per un altro anno. Io ci avevo investito, forse leggendo male alcune situazioni, avevo investito su di lui come allenatore, su questa società, sul fatto che comunque mi sentivo bene, ed ero rimasto un secondo anno; però era inevitabile che il terzo, a quelle condizioni, non ci sarebbe stato, né in B né in A.

Non dico che stessi già cercando casa ma, insomma, intimamente avevo già preso una decisione molto dolorosa, che era quella di andare via da Torino. Anzi, di andare all’estero, per rispetto di una idea di me stesso, non solo per rispetto verso i tifosi e la società; avrei cambiato campionato, sì, per cogliere l’opportunità, a quel punto, di fare un’esperienza veramente nuova: cambiare lingua, paese, usi, costumi, e vivere il calcio in maniera diversa. (...)

Non pensavo a una grande squadra, pensavo a una piccola squadra: una piccola squadra con delle ambizioni, in una bella città, con una bella tifoseria, un bello stadio. Una squadra piccola i cui tifosi non avessero nemmeno mai immaginato tutti gli allori dai quali io provenivo. (...)

Considerando poi che io sono juventino da quando ero piccolo, e mentre giocavo le mie prime partite, alla domenica, nelle pause chiedevo sempre cosa stava facendo la Juve - e se vinceva me ne caricavo come se stessi già giocando con quella maglia -, si può capire quanto possa essere attaccato a questi colori. E poi il rapporto con Torino, la città dove sono arrivato a diciotto anni e dove sono diventato un uomo, dove ho comprato la casa e me la sono modellata addosso negli anni, dove stanno gli amici che frequento, la città dove è nata mia moglie; anche quello è un valore enorme, nella carriera di un professionista, perché non sono molti i calciatori che, nel corso di una carriera ad alto livello, abbiano potuto piantare radici profonde come le mie. Avrei perso anche quello. E tuttavia, quella decisione l’avevo presa, il che da solo dice tutto riguardo ai miei rapporti con Capello.

Non si può tornare dove si è già
Lo so, c’è chi sostiene che io dovrei ringraziarlo, Capello, perché utilizzandomi come mi ha utilizzato negli ultimi due anni mi ha permesso di tornare ad alti livelli. Ma io non devo ringraziarlo, perché non è così. Io con lui non sono tornato ad alti livelli, io a quei livelli c’ero anche prima, e non si può tornare dove si è già. E’ questo che non riesce a capire chi dice così. (...)

Quando sposo una causa - e qui la causa era la Juventus -, io penso che giovare a quella causa diventa automaticamente il mio impegno. Quindi sono tenuto, fra l’altro anche come capitano della squadra, a dare qualsiasi segnale positivo per ottenere il massimo da qualsiasi situazione si venga a creare; e se ci sono cose che a me non vanno giù, sono tenuto a regolarmi interiormente per accettarle, di modo che, almeno sino a fine stagione, il mio avversario non sia interno, ma soltanto esterno (...) Criticare pubblicamente le scelte del proprio allenatore, a stagione in corso, non è compatibile con questo mio principio, e perciò non l’ho fatto, né lo farò mai, per quanta fatica mi possa costare.

Achille non ringrazia Agamennone
Ed ecco perché è nata la storia di Achille, tra parentesi. E’ stata una specie di fantasia, di «autoispirazione», con la quale ho cercato di trasformare il mio stato d’animo, da negativo che era, in positivo. Insomma, la metafora è chiara: la guerra alla fine, gli Achei l’hanno vinta, e, malgrado i contrasti con Agamennone, Achille è stato decisivo. Poiché io mi sento, sotto molti aspetti, un solitario, come lo era Achille. Però, alla fine, Achille non ringrazia Agamennone.

E insomma ero lì con le valigie in mano, la scorsa estate, ero veramente pronto a cambiare squadra, e invece poi si è ribaltato tutto: se n’è andato Capello, io ho vinto il Mondiale, e sono rimasto alla Juve - anche in B, anche con la penalizzazione pesante -, e ora sono molto sereno.

Sereno - l’ho sempre detto, e lo ripeterò sempre - ma senza mai smettere un solo istante di sentirmi addosso anche lo scudetto dell’anno scorso, che abbiamo vinto sul campo, nettamente, meritatamente e senza discussioni.

Dopodiché sono state prese delle decisioni e lo scudetto è stato cucito su un’altra maglia; ma io non ho mai smesso di sentirlo mio, e ora che la Juve gioca in serie B lo sento mia ancora di più, perché la retrocessione ha spazzato via da noi ogni ambiguità.

Ora l’ambiguità è sicuramente altrove, e se molti dicono che il mondo del calcio italiano, nonostante i processi e le condanne, non è affatto cambiato ma è rimasto praticamente uguale, bè, io so che di certo non stanno parlando di me, perché noi della Juve siamo i soli per i quali, invece, è cambiato tutto.

Per me, ora, è tutto nuovo, e le differenze non investono solo i dettagli ma la sostanza stessa dello sport che faccio.

E ora sono «dentro»
Sì, sembrerà un paradosso, ma devo dire che questo campionato di serie B è un po’ la situazione perfetta, per me. Rappresenta un ritorno reale, e non solo mentale, al calcio delle origini: allenamenti con continuità senza trasferte infrasettimanali, possibilità di preparare ogni gara con grande cura; una partita a settimana, e di pomeriggio, cioè con la luce naturale (...) In fondo, per me giocare in B significa ritrovare la mia giovinezza, e questo è un grande privilegio (...) Ma soprattutto è fantastico sapere che non mi sveglierò mai da questo sogno, perché è vero, è tutto vero: sono campione del mondo, gioco in serie B con la mia squadra, col mio 10 sulla schiena, e sono dentro.
www.lastampa.it
postato da Konsuelo · permalink · commenti




Web-Link Banner Exchange




VOTACI NELLE TOP 100!

TOP 100 Visibilmente.com